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LA ROCCA SCALIGERA DI SIRMIONE

Uno sconosciuto studioso tedesco di letteratura classica in poche, genuine parole, ha colto l'essenza più profonda di Sirmione tale Gustav Friedrich, che sul finire del XIX sec. scrisse: "Quando andai per la prima volta a Sirmione pensai: per quanto tu la guardi, per quanto tu ti lasci trasportare dall'impressione che ne hai non potrai mai portar via con te quel senso di magico che le appartiene".

Il castello di Sirmione è noto anche come la Rocca Scaligera.
Fu fatto costruire per volontà di Mastino I della Scala nel tredicesimo secolo, probabilmente su un fortilizio romano preesistente. Successivamente fu ampliato con la costruzione di un secondo cortile e di una stupenda darsena che risale al quattordicesimo secolo. La sua costruzione è dovuta al fatto che Sirmione rappresentava un territorio di confine prima della signoria scaligera e poi della Repubblica di Venezia.

Leonardino della Scala, detto Mastino I, è stato un condottiero italiano, appartenente al casato dei della Scala, figlio di Jacopino della Scala, fu podestà di Cerea e di Verona nel 1259, Capitano del Popolo di Verona dal 1260 e capitano della Casa dei Mercanti dal 1261 al 1269. Una volta raggiunto il potere Leonardino decide di ottenere un maggiore consenso in quanto non tutta la popolazione avrebbe accettato il suo stretto legame con la fazione ghibellina, così iniziò la sua lotta all’eresia

   

Nel 1276 l’Inquisizione di Verona organizzò una campagna capitanata da Mastino I contro la numerosa colonia di eretici patarini che si era solidamente arroccata a Sirmione. Il podestà in questo modo voleva ottenere consenso popolare ma anche espandere la sua signoria sulla città di Sirmione che gli consentiva di controllare strategicamente il territorio del basso lago di Garda. A Sirmione infatti si era formata una consistente e organizzata colonia di eretici presieduta da un vescovo che aveva compiti liturgici e amministrava economicamente la comunità.

Nel 1276 ad opera di Mastino I quasi duecento persone furono catturate e torturate, condotte a Verona e qui processate dall'Inquisizione. Condannate a morte, furono arse sul rogo nel 1278 nell'Arena. Conquistata Sirmione costruì la sua rocca che ospitò inizialmente una guarnigione.

Il castello è stato costruito all’entrata del borgo, è interamente circondato dall’acqua e domina il lago dall’alto del suo mastio. Entrati nel castello si accede al cortile principale. Il cortile rettangolare è circondato da alte cortine murarie (n.4) e da torri angolari (n.3). A sinistra nel cortile si erge la torre di avvistamento.
Oltre all’ingresso dei sotterranei ci sono dei resti murari del Monasteriolo di S. Salvatore di epoca longobarda. Un gran portale ad arco introduce ad un primo rivellino e ad un primo ponte levatoio, entrambi sono collegati da un corridoio che conduce al secondo ponte levatoio.
Su un lato del corridoio si apre l’ingresso per il cortile della darsena e sull’altro lato l’ingresso per il secondo cortile. Da qui una scala interna porta ad una postazione di guardia. La rocca non aveva funzione residenziale perciò gli unici elementi decorativi esistenti sono picche o pigne in pietra poste sui camminamenti. I merli sono a capannina.

Proseguendo si arriva all’interno della torre angolare che conduce ai camminamenti, tipicamente scaligeri sono i merli ghibellini a coda di rondine. Per quando riguarda la costruzione della darsena, l’ipotesi è che la Repubblica di Venezia, dopo l’annessione di Sirmione, abbia ammodernato la vecchia darsena scaligera costruita in legno, sul modello dell’Arsenale di Venezia.

Le porte erano munite di diversi sistemi di chiusura: dal ponte levatoio carrabile e pedonale, alla saracinesca metallica e, in epoca più recente, al portone a due battenti imperniato su cardini. La rocca fu utilizzata per scopi militari: difensivi e di avvistamento, ma con un ruolo sempre di minore importanza rispetto alla più strategica città di Peschiera.
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