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LE GUERRE DEL XVI SECOLO

Nel 1700 il lago di Garda fu teatro di numerosi scontri e di cruente battaglie. Innanzi tutto nel 1701 ci furono numerosi combattimenti fra le truppe spagnole e francesi che si erano disposte nelle valli bresciane e sul monte Baldo per cercare di fermare le truppe imperiali, che però nel giro di tre anni riuscirono ad occupare vasti territori. A subire danni e torti furono le popolazioni locali che trovandosi nel mezzo di scontri fra truppe francesi e tedesche videro distrutti i centri abitati, bruciati i loro raccolti e rovinati i commerci.

Il lago fu poi attraversato dalle guerre napoleoniche: fu a Borghetto sul fiume Mincio che i francesi, avanzando sul lago di Garda, sconfissero gli austriaci e conquistarono Peschiera sul Garda. Il suolo italiano era sempre più territorio di scontro di potenze straniere, infatti, i francesi si ritirarono da Salò che però fu occupata dagli austriaci. In seguito furono i francesi ad occupare Mantova mentre la Repubblica Veneta scelse di mantenersi neutra. I Veronesi cercano di organizzarsi per combattere e mantenere la loro indipendenza. Attaccarono i francesi ma, sconfitti si ritirarono a Verona dove ebbe luogo l’insurrezione dell’intera città contro gli invasori francesi.

Si giunse così al giorno 17 ottobre 1797 in cui fu firmato il Trattato di Campoformio (o, più correttamente, Campoformido), tra Napoleone Bonaparte ed il conte Louis de Cobentzel, che rappresentava gli Asburgo d'Austria. Tale trattato rappresentò il fallimento della prima coalizione antifrancese italiana e la conclusione vittoriosa della I ^ campagna napoleonica d'Italia. Ma soprattutto rappresentò la fine della Repubblica di Venezia che fu ceduta all’Austria.

   

Nel 1815 fu costituito con la Restaurazione il Regno Lombardo Veneto e il territorio del lago di Garda fu occupato dagli austriaci. In seguito alla sconfitta di Napoleone a Lipsia fu deciso un nuovo assetto del continente europeo.

LA PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA (1848-1849)

Il 23 marzo 1848 il re Savoia Carlo Alberto dichiarò guerra all'Austria: cinque giorni dopo varcò il Ticino, che era allora il confine fra regno di Sardegna e Lombardo-Veneto, e marciò su Milano. I piemontesi riuscirono a far ritirare le truppe austriache, che dovettero abbandonare parte della Lombardia e ripiegare verso Est, rifugiandosi nelle fortezze del famoso "Quadrilatero", costituito dalle città di Mantova, Peschiera, Legnago e Verona.

Purtroppo i Piemontesi furono sconfitti a Custoza verso la fine di Luglio: l'esercito di Carlo Alberto indietreggiò frettolosamente e tentò un'ultima resistenza alle porte di Milano; purtroppo alla fine il re sabaudo si vide costretto a offrire a Radetzky la capitolazione. Fu firmato un armistizio e tornò la situazione anteguerra.

LA SECONDA GUERRA DI INDIPENDENZA (1859)

Nel 1854 il nuovo re nominò Capo del governo piemontese un politico scaltro e accorto: Camillo Benso di Cavour. Qualche anno dopo, Cavour mise in moto la sua diplomazia al fine di trovare alleati che aiutassero il Piemonte a conquistare il Lombardo-Veneto. Riuscì a coinvolgere il re francese e a stipulare gli accordi di Plombières in base ai quali i francesi in caso di attacco al regno piemontese sarebbero intervenuti in sua difesa. Il conte Cavour riuscì ad indurre Vienna a dichiarare guerra e le truppe asburgiche, al comando del generale Gyulai, penetrarono in Piemonte dal confinante regno Lombardo-Veneto. Napoleone III, tirato in ballo dagli accordi di Plombières, non poté esimersi dall'inviare, a fianco dell'alleato piemontese, aggredito, un contingente di 120.000 soldati, con tanto di artiglieria e sussistenza.

Gli Austriaci occuparono Biella e Vercelli mentre le truppe piemontesi il 20 Maggio presero possesso di Palestro, dalle parti di Pavia; verso la fine dello stesso mese, Garibaldi e i suoi Cacciatori delle Alpi si spinsero fino a Como e Varese, occupandole; Napoleone III, concentrò il grosso delle sue forze a Novara. Gli Austriaci furono sconfitti a Montebello e a Magenta e ripiegarono, ancora una volta, nel Quadrilatero di Verona; mentre, l'8 Giugno, Napoleone III e Vittorio Emanuele II facevano il loro trionfale ingresso a Milano, allora capitale del regno Lombardo-Veneto. Garibaldi, a sua volta, liberava anche Bergamo e Brescia, portando il fronte sempre più ad Est.

Verso la fine di Giugno, le forze franco-piemontesi intercettarono il nemico a Solferino e a San Martino, costringendo gli Austriaci a indietreggiare al di là del Mincio; nel contempo Napoleone III metteva sotto assedio Peschiera, una delle quattro fortezze del Quadrilatero. Stanco della lunga guerra e a causa delle numerose perdite il re francese, senza neppure informarne l'alleato piemontese, diede ordine di aprire con Francesco Giuseppe le trattative per un armistizio. Fra l'8 e l'11 Luglio, i due imperatori si incontrarono a Villafranca, accordandosi per la pace e il Garda tornò ad essere confine in questo caso tra italiani ed austriaci.
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