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LE GROTTE DI CATULLO
Il territorio a nord del Castello Scaligero ha una forma triangolare ed è costituito da tre colline: Cortine, San Pietro in Mavinas,
le grotte di Catullo. Su quest’ultima, in una splendida posizione panoramica, si trovano le rovine della più ampia ed importante villa
signorile romana dell'Italia Settentrionale, chiamata le Grotte di Catullo.
La villa è raggiungibile solo a piedi, dopo una breve passeggiata di circa un chilometro dal Castello Scaligero oppure, da aprile a ottobre, con un trenino elettrico, in partenza dal piazzale
antistante lo stabilimento termale.
La costruzione della villa può essere datata ad età augustea, fine I secolo a.C. ed inizio I secolo d.C. Il crollo delle strutture e il
conseguente totale abbandono dell'edificio sono fissati invece nel IV secolo d.C. Nel corso del Medioevo e dell'età moderna purtroppo i paesani
di Sirmione hanno usato parte delle mura come materiale di costruzione per le loro case.
La villa era di proprietà della ricchissima e potente famiglia veronese dei Valerii, e precisamente di un suo esponente divenuto console
nel 31 d.C. Una lunga tradizione attribuisce la proprietà della villa al poeta Catullo. In base alla lettura dei suoi versi è certo che
egli avesse a Sirmione una residenza, ma non si sa con precisione in quale zona.
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La villa aveva forma rettangolare ed era estesa su un'area di quasi 2 ettari, con imponenti fondamenta scavate nella roccia del
promontorio. Per superare l'inclinazione del banco di roccie su cui furono appoggiate le fondazioni dell'edificio, si crearono grandi
vani di costruzione, in altre zone si resero necessarie opere imponenti di taglio della roccia. Il piano nobile, corrispondente agli
ambienti di abitazione del proprietario è il più danneggiato, mentre sono meglio conservate le parti del piano intermedio.
L'ingresso dell'edificio si trovava nell'avancorpo meridionale. La villa era caratterizzata da lunghi porticati aperti verso il lago,
sui lati occidentale e orientale direttamente comunicanti sul lato settentrionale con l'ampia terrazza belvedere situata al centro
dell'avancorpo nord. Sul lato occidentale, sotto al porticato si trovava il "doppio criptoportico", una lunga passeggiata coperta.
Le parti residenziali dell'edificio erano situate nella parte settentrionale e meridionale, mentre la parte centrale, costituita oggi
dal grande uliveto, corrispondeva ad uno spazio aperto. Questo era limitato sul lato meridionale da un pavimento in mattoni a spina di
pesce che copriva una grande cisterna di quasi 43 metri di lunghezza. Per risolvere il problema dell'approvvigionamento idrico, infatti,
erano state costruite nella zona termale tre grandi cisterne in cui era raccolta l'acqua piovana. Due di queste cisterne si trovavano alle
spalle della "piscina, mentre la terza, era posta vicino all'ingresso della villa. L'acqua veniva estratta dalla cisterna e convogliata verso
le terme da tubi di piombo che per i Romani erano le tipiche condutture per l'acqua.
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L'ampio settore termale, costituito da diversi vani, ricavati probabilmente in un momento successivo alla costruzione dell'edificio,
all'inizio del II secolo d.C. era situato nella zona meridionale. II settore termale aveva un'estensione di quasi 800 mq e comprendeva vari
ambienti. Purtroppo alcune di queste stanze sono state fortemente danneggiate e quindi oggi è difficile ricostruire la loro esatta funzione.
L'ambiente meglio conservato è la cosiddetta "piscina".
Si tratta di un grande vano rettangolare che ospitava una vasca. Dietro alla "piscina"
c'era un ambiente dove probabilmente era acceso il fuoco. L'aria calda ed il fumo prodotti entravano in un'intercapedine che circondava la
piscina e che doveva arrivare fino al soffitto. Attraverso gli archi quest'aria circolava anche nell'area sotto il pavimento e così l'ambiente
era riscaldato. I costruttori avevano utilizzato molti mattoni nei muri per fare in modo che il calore non si disperdesse tanto facilmente.
Per le sue caratteristiche è probabile che quest’ambiente fosse il tepidarium, ossia la stanza dei bagni con la vasca di acqua tiepida. Anche
il calidarium si trovava vicino al forno di riscaldamento. Infine l'ambiente per l'acqua fredda, il frigidarium aveva al centro una vasca poco
profonda sui cui bordi, decorati a mosaico, le persone potevano sedere.
Nell’antiquarium, sito all’ingresso dell’area archeologica è raccolto il materiale rinvenuto durante le campagne di scavo della villa. Il Museo
Archeologico di Sirmione conserva disegni e rilievi cartografici della zona archeologica, particolarmente rilevanti sono i pannelli in cui
sono stati allocati affreschi della fine del secolo I a.C. con scene marine ed anche il ritratto di un poeta, che potrebbe suggestivamente
essere proprio Catullo. Altri reperti particolarmente interessanti sono i mosaici pavimentali, gli oggetti di bronzo e ceramica, i frammenti
di stucchi e affreschi, una scultura raffigurante la testa di uno dei Dioscuri di marmo dell’inizio del II sec. a.C.
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